Torino, agosto 2015

Casa

A quanto pare, da una parte la “lotta all’evasione”, e dall’altra l’urgenza di trovare un modo di implementare politiche monetarie più espansive di quelle attuali (tradotto per laggente: tassi negativi), sta alimentando, in certi ambienti, una certa attesa o spinta verso una società senza banconote. Vedi ad esempio qui, qui, oppure qui.

Dato che, come spesso quando si parla di soldi, c’è una naturale ritrosia ad esprimersi chiaramente, mi sembra utile chiarire un po’ i termini del problema e dare una opinione.

Distinguiamo quindi il problema cassa in due componenti: l’uso nelle transazioni, e l’uso come riserva di valore.

Partiamo dalle transazioni. Il governo italiano negli anni, e premetto che la mia è una posizione “ecumenica” (destra o sinistra, per me pari son), ha avuto un comportamento uniforme nei confronti dell’uso del contante nel quotidiano, basato su due premesse:

  • una risoluta determinazione a non confrontarsi con l’esperienza di altri paesi a noi omogenei (salvo che rinforzasse i preconcetti locali, ricordando la sofferta frase “ce lo chiede l’Europa” di prodiana memoria);

  • una assoluta convinzione che ogni abbattimento o ostacolo all’uso del contante era cosa benedetta (forse persino imposta dalle tavole della legge non tramandate, vedi qui).

Da qui, complice anche la tendenza a emettere norme senza preoccuparsi se siano applicabili o meno, nacque il limite di 1.000 EUR all’USO del contante, ivi incluse transazioni minori con la stessa causale nell’arco dell’anno. Per esempio, per educare i figli al valore del denaro avete deciso di dargli un budget, dargli una cifra ad inizio mese e da quella nutrirsi, divertirsi etc? Se la cifra raggiunge i 3 eur al giorno, dovete aprirgli un conto e fargli bonifici, prego: infatti 1000/365 =2,74. La severa Sig.ra Orlandi vuole così. Mia madre buonanima odiava la moneta elettronica, allo stesso modo in cui odiava le “palline” dei villaggi vacanze ed altre amenità: sosteneva infatti che l’assenza di fisicità della moneta portasse a spendere di più. In fondo, dato che il bancomat non cambia colore o diventa più piccolo man mano che lo si usa, l’effetto “portafoglio vuoto “ svanisce, per cui empiricamente il suo ragionamento sembra aver senso.

In uno studio pubblicato sul sito della Bundesbank, le conclusioni sono state un po’ poco “italiane”: “[…] L’analisi empirica non dimostra una relazione statisticamente significativa tra l’uso di moneta elettronica e le entrate IVA, ma mostra l’impatto consistentemente negativo della cassa, il cui effetto può diventare positivo in paesi con grande preferenza per le transazioni per cassa”. [La fonte è qui e la traduzione è mia.]

Malefici Tedeschi. Dove hanno preso sta mania di studiare le cose prima di parlare ?!?!!? capisci perchè l’europa è un problema. Arrivano questi saccentoni e ti dicono che la misura a cui tanto tieni non ha mai dato risultati. A sua discolpa, l’analista sostiene che il campione è un po’ piccolo, solo 26 paesi. Certo, delle economie più grandi al mondo mancano solo USA, Giappone, Corea del sud e China, ma chissà, magari in Zimbabwe ha funzionato. O magari in Mali.

Liquidato (per ora) il problema delle transazioni, andiamo a vedere invece il motivo che quasi di soppiatto si è infilato nella vita economica Europea.


Fonte: Bloomberg LP. Curve dei rendimenti Europea ed Italiana.

…ed ecco qua: mentre Mario Draghi continua sostenere che la politica monetaria diventerà sempre più lassista, i titoli di stato di migliore qualità hanno rendimenti negativi fino a 5 anni di durata, e quelli Italiani fino all’anno. É interessante notare che questo ha anche (ahimè) una implicazione feroce nei confronti dell’”industria della finanza”: dato che io fatico a pensare che un privato a cui venga offerto una grande opportunità di perdere soldi con certezza non mi venga dietro con il forcone, delle due l’una:

  • gli istituzionali sono disposti a comprare massicce dosi di titoli a rendimento negativo, con l’amara implicazione che non si fidano l’uno dell’altro;

  • oppure, impacchettano questi titoli a rendimento negativo dello 0, 25% in qualche prodotto, a cui aggiungono una congrua commissione, diciamo dello 0,6%, e collocano allegri fondi obbligazionari ad un ritorno totale PRETASSE del -0,85% annuo. E dico pretasse perchè non mi sono dimenticato del “bollo Monti”, ovvero della patrimoniale continua dello 0,2% annuo calcolata sul totale della ricchezza finanziaria detenuta dai privato presso il sistema bancario.

Perchè, signori miei, chiunque abbia ambizioni di mantenere un capitale nominale nel tempo ha un’alternativa migliore di un titolo a rendimento negativo. E si chiama Denaro Contante.

Mario Draghi e l’asino che non vuol bere

Il dilemma è questo: la teoria classica della moneta prevedeva che il principale strumento delle banche centrali fosse il costo del denaro, ovvero il tasso al quale la banca centrale stessa finanzia il sistema bancario. Per essere chiari se Deutsche Bank paga il denaro il 7% annuo, non erogherà mutui a meno di quel tasso. Se la BCE cambia il tasso al 4%, la maggior parte di quel calo sarà trasferita in un minor costo del denaro alla clientela, il che si tradurrà in maggiore domanda dato che un mutuo al 5% costa meno di uno all’8% etc.etc.

Peccato che, come la gravità Newtoniana rispetto alla relatività generale di Einstein, la teoria classica sia soggetta ad un assunto che ne limita la validità: è vera, anche in modo intuitivo, per valori dei tassi superiori a zero.

Sotto zero, le cose si complicano. E si complicano per un motivo molto semplice: nel mondo della valuta cartacea (“fiat money” per gli anglofili che sanno il latino), l’unica via per svalutare la moneta è l’inflazione. Nel mondo delle monete d’oro, invece, si faceva così: si riduceva il contenuto d’oro a favore di metalli più vili, fatto successo ad esempio durante il declino dell’Impero Romano.

E perché dovrei svalutare la moneta??!! quel famoso Euro che doveva essere più splendente del sol dell’avvenir! Beh, per prima cosa, il Buon Draghi per spingere i risparmi nell’economia deve ottenere una di due possibilità: o l’economia migliora al punto in cui i rendimenti percepiti, nel duplice significato di “incassati” e di “previsti”, netti di tasse e corretti per i rischi superano abbastanza il costo del denaro, e questo è il lavoro dei politici; oppure il costo del denaro diventa abbastanza negativo da rendere appetibile lo zero che si ottiene investendo.

Un momento però, io ho un altro modo di fare zero: Vado in banca, mi identifico al cassiere, e quando mi chiede quanto voglio prelevare, dico : “tutto, tranne 1.000 Euro”. Questi, dopo avermi minacciato di tutto, da ispezioni fiscali, a perdita della vista, ad esperienze tipo moglie di Lot, deve ammettere che sì, il denaro è mio, lo posso detenere come voglio,e non c’è alcuna legge che lo vieti. Rischio, perché lo devo custodire io e “la banca è una migliore custode”, ma per esempio, non devo più pagare lo 0,2% di bollo monti. Per quanto riguarda le transazioni, non c’è problema: porto un po’ di contante, la distinta del prelievo come giustificativo, e mi faccio fare l’assegno circolare per comprare il motorino. Io rispetto le leggi.

E quindi, ogni volta che qualcuno sostiene come possibile l’ulteriore riduzione di tassi negativi per stimolare la crescita, porta il sistema più vicino al baratro di una corsa agli sportelli. Ed è questo “il Grinch che rubò il Natale”, signori miei. La carta moneta non è solo “cassa”: è la rappresentazione fisica della fiducia dei cittadini nel patto sociale che li lega, nella possibilità di “cooperare” facendo transazioni tra di loro anche complicate, e nello stato che garantisce il valore della moneta, sia essa di carta o metallica. Se lo stato vuole soldi, ha già il potere di imporre tasse, e lo usa e come. Andare ad invertire il segno del tasso di interesse è acrobatico, senza impedire la detenzione autonoma della ricchezza, ed è quindi ancora più difficile.

Ho detto ricchezza, e non moneta, perchè sia pur in maniera vaga ho vissuto l’epoca dell’inflazione italiana a doppia cifra. All’epoca, chiunque avesse la possibilità tentava di difenderne il valore comprando beni, case, oro o altro, che fungessero da “deposito di valore”. Qualunque tentativo effettivo di impedire questi comportamenti secondo me si scontrerebbero contro la legge di Gresham.

D’altronde, è ovvio che non può esserci una discussione serena su queste cose: il solo parlarne per un banchiere centrale è rischioso, perchè per evitare che i perfidi cittadini prevengano il problema svuotando i conti l’unico modo è un “blitzkrieg” in una festività. “da domani, ogni bancomat del reame non distribuirà più contanti”, dice il sovrano. Per molto meno, in Grecia i cittadini hanno tolto dalle banche il 20% del PIL.

Giovanni Ponzetto
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Giovanni Ponzetto

Socio in Tokos
Si occupa dal 1988 di investimenti finanziari.
Ha lavorato come gestore per primari gruppi finanziari e assicurativi.
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