Torino, agosto 2017

 

Negli ultimi mesi, secondo i report di Deutsche Bank, UBS e infine di Citigroup, lo stimolo di credito a livello globale si sta affievolendo a un ritmo molto elevato.

Deutsche Bank

Lo stimolo creditizio sta rallentando ovunque, specialmente in Cina.

Grafico dell’andamento dello stimolo creditizio in Cina negli ultimi 10 anni – Fonte: Deutsche Bank

La linea blu scuro nel grafico soprastante indica proprio lo stimolo di credito in percentuale rispetto al PIL (GDP) cinese: come si vede è sceso sotto lo zero. Questo comporta un impatto non indifferente sulla crescita delle piccole e medie imprese del dragone rosso e sulla crescita della Cina stessa.

Quello che Deutsche Bank segnalava già all’inizio dell’anno era il fatto che la locomotiva cinese, che ha trainato la crescita globale nell’ultimo decennio, grazie alla creazione di una massa di credito mai vista prima, stesse perdendo colpi.

UBS

Poco dopo Deutsche Bank anche UBS si è unita al coro: i suoi analisti avvertivano che la variabile più importante per la crescita globale, l’impulso cinese, era diventato negativo. Lo stimolo cinese, che copre il 77% del PIL mondiale, era crollato improvvisamente sotto lo zero.

E’ stato quindi evidente che le banche cinesi non potevano più sostenere il ritmo di stimolo creditizio adottato negli ultimi anni: a gennaio 2016 lo stimolo totale era pari al 3,8% del PIL globale (con la sola Cina al 3,6%), a gennaio 2017 tale stimolo era sceso allo 0,1% del PIL mondiale.

Sfortunatamente l’immenso stimolo iniziato nel 2010 è tutto frutto della spinta cinese: esso sta rallentando poichè la Cina è intenzionata a mettere freno all’aumento dei prestiti e quindi agli investimenti a livello locale e globale.

Anche negli USA la situazione non è delle migliori secondo UBS: anche qui il credito è in deterioramento, oltre a una drastica riduzione dei finanziamenti al settore del commercio e dell’industria.

Grafico dell’andamento dell’emissione di prestiti al settore Commercio e Industria USA – Fonte: Federal Reserve

Ciò è particolarmente importante: gli stimoli influenzano in modo diretto e repentino l’andamento del PIL.

Negli ultimi sei mesi il ritracciamento degli stimoli è da attribuirsi principalmente a Cina e Stati Uniti d’America, ma anche stati come Germania, Italia e Messico hanno risentito della stretta.

Grafico dell’andamento dello stimolo creditizio dal 1993 al 2017 – Fonte: UBS

Come si vede bene nel grafico riportato sopra lo stimolo cinese iniziato nel 2014 è sceso vertiginosamente sottozero. La discesa (-6%) del periodo 2016-2017 è molto simile a quella del biennio 2008-2009.

UBS afferma che tali discese negli stimoli si verificano solamente durante le crisi finanziarie globali (2008). Ma ora non siamo in momento di crisi finanziaria globale.

Ma perchè questi stimoli sono così importanti? Ce lo spiega Citigroup.

Citigroup

Why buying on impulse is soon regretted” afferma Matt King, strategista della banca americana, ovvero “perchè comprare d’impulso porta ad avere rimorsi”.

C’è qualcosa che non torna in questa seconda crescita di credito globale: ai livelli attuali di stimolo l’inflazione dovrebbe assestarsi a un valore superiore al 5%. Invece così non è: le banche centrali di mezzo mondo si lamentano di non riuscire a raggiungere il livello auspicato del 2%.

La bassa inflazione non è una novità storicamente.

Cosa fanno solitamente le banche centrali quando l’inflazione è bassa? Pompano liquidità nei mercati. Come è accaduto nel 1982 negli USA e nel 2009 in Cina.

A sinistra lo stimolo USA del 1982, a destra lo stimolo cinese nel 2009 con relativo aumento del debito e del PIL (GDP) – Fonte: Citigroup

C’è una enorme differenza tra i due episodi: nel 1982 bastarono 3 punti di credito per aumentare il PIL di 1 punto mentre nel 2009 sono stati necessari 6 punti di credito per ottenere il medesimo risultato (il doppio!).

Da allora le banche centrali hanno smesso di preoccuparsi del pericoloso aumento degli stimoli monetari. Ciò ha portato i rendimenti delle obbligazioni ai livelli attuali, prossimi allo zero.

Tutta la liquidità immessa nei mercati dalle banche centrali, invece di far crescere l’inflazione… Ha fatto aumentare i prezzi degli asset finanziari e non.

A sinistra gli effetti negli USA e a destra quelli in Cina – Fonte: Citigroup

Come si vede bene dai grafici i prezzi delle azioni e degli immobili sono saliti a livelli vertiginosi alimentando i rischi di bolle finanziarie e immobiliari.

Notiamo nuovamente come gli stimoli influenzino direttamente l’andamento del PIL.

Cosa succede quando gli stimoli diventano negativi?

Semplicemnte tutti gli asset che hanno beneficiato della liquidità proveniente dall’alto si dovrebbero contrarre. Quindi indici azionari, prezzi degli immobili, etc. dovrebbero scendere. Per ora non sta succedendo, in passato è successo.

Altro aspetto da tenere presente è il fatto che se gli impulsi sono diventati praticamente tutti pubblici (leggasi banche centrali), tutti gli asset sono dipendenti dalle politiche monetarie globali.

E cosa succederà quando le banche centrali di mezzo mondo inizieranno a vendere sul mercato tutto ciò che negli anni hanno accumulato? Secondo Citigroup…

“Expect markets to flounder as central banks try to exit.

Ovvero: ci aspettiamo che i mercati incomincino a dibattersi non appena le banche centrali cercheranno di uscire [dai mercati].

Andamento degli acquisti e delle vendite delle banche centrali mondiali – Fonte: Citigroup

Citigroup avverte:

“Without the Fed buying and/or reinvesting, either yields will have to surge or equity prices will tumble, for the simple reason that $1 trillion in incremental net issuance is about to hit the market, and this time there will be no indescriminate buyer.”

Ovvero: senza l’acquisto e/o il reinvestimento da parte della Fed, i rendimenti [dei bond] dovranno aumentare o i prezzi delle azioni diminuiranno, per la semplice ragione che circa un miliardo di dollari in emissioni nette sta per colpire il mercato e questa volta non ci sarà nessun acquirente scellerato.

Il debito pubblico mondiale ai nuovi massimi

Intanto il debito mondiale aumenta sempre di più arrivando a toccare i 217 trilioni di dollari (un trilione equivale a 1012, un milione di milioni, 1.000.000.000.000) ovvero al 327% del PIL mondiale secondo i dati del IIF (The Institute of International Finance).

Debito globale in trilioni di dollari (mercati emergenti esclusa la Cina, Cina, USA, mercati principali esclusi gli USA) – Fonte: IIF

Debito cinese in % riespetto al PIL (settore finanziario, governo, famiglie, settore non finanziario) – Fonte: IIF

Il debito totale cinese ha superato il 300% del PIL.

Cambiamento di rating del debito dei mercati emergenti (diminuzione del rating, potenziale diminuzione del rating, aumento del rating, potenziale aumento del rating) – Fonte: IIF

Evidente peggioramento della qualità del debito dei mercati emergenti.

Andamento del debito dei paesi del GCC (Gulf Cooperation Council – Consiglio di cooperazione del Golfo) – Fonte: IIF

Soprendente aumento del debito dei paesi esportatori di petrolio della regione del Golfo.

E in questo scenario di aumento del debito a livello mondiale e di peggioramento della qualità dello stesso, come rispondono le banche centrali?

Aumentando i tassi di interesse come ha fatto la banca centrale americana dal 2015 a oggi.

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Giovanni Bajetto

Consulente in Tokos
Consulente finanziario, gestore dei portafogli clienti e web manager della società.
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