Torino, novembre 2014

Da quando gli assunti non si testano?

Leggo, con divertito e purtroppo rassegnato interesse, un articolo.

La parte centrale dell’articolo recita così: “Come fare per ridurre questo tipo di evasione che noi definiamo “collaborativa”, dal momento che prevede un avallo da parte del compratore? Chiaramente se tutti si rendessero conto dei benefici di lungo periodo della richiesta della ricevuta, tra cui l’aumento del gettito e la conseguente riduzione futura della pressione fiscale, il problema sarebbe facilmente risolto. Ma questi benefici sono incerti e, comunque, differiti nel tempo, mentre lo sconto offerto dal potenziale evasore è certo e immediato.
Una soluzione per ridurre l’evasione però c’è: incentivare la richiesta della ricevuta attraverso un insieme molto ampio di deduzioni e detrazioni fiscali, e, contemporaneamente, scoraggiare l’uso del contante attraverso una imposta sui prelievi da conto corrente.”

A parte la richiesta di Antidoping che sorge spontanea, mi piacerebbe vedere un sito di afferma(n)ti economisti mostrare una cosa: dov’è l’evidenza per cui ad una spesa maggiore da parte del cittadino accompagnata da un minore incasso netto da parte del fornitore, successivamente la pressione fiscale cala? O meglio, dove hanno visto l’evidenza che ad un aumento del gettito fiscale la pressione fiscale diminuisce?

Vi invito a notare che questo ardito sillogismo, talmente falso in italia da non richiedere da parte mia l’accesso all’ISTAT, richiede queste condizioni:

  1. aumento delle entrate fiscali, in valore assoluto;
  2. da cui deriva, secondo gli autori, un calo della pressione fiscale.

Dove sta l’evasione in tutto questo? ovvio, da nessuna parte. Il modello italiano è questo:

  1. la spesa pubblica sale, senza nessun percepibile controllo in termini di efficienza, ma soprattutto senza curarsi delle distorsioni al sistema economico sottostante;
  2. lo stato aumenta la pressione fiscale, sia tramite l’aumento della tassazione che tramite la diminuzione di detrazioni, deduzioni etc.

Fine delle variabili di input del modello: non c’entra l’evasione, non c’entra la crescita economica, e non c’entrano gli effetti della tassazione sulla vita economica del paese (vero Prof. Monti?). Inoltre, questi benedetti figlioli si dimenticano un po’ di cose, quando propongono di far tassare alle banche i prelievi di contante.

Prima cosa, la loro italianissima legge varrebbe solo in italia (per cui addio banche italiane: apro il conto in Inghilterra, dove la Regina ha ancora un certo rispetto per le basi fondanti del diritto): sono quasi certo che non solo sarebbe difficile farla approvare a livello europeo, ma molto probabilmente sarebbe contro un paio di carte costituzionali europee (Germania?). Naturalmente, tassare i bonifici transfrontalieri tra due conti identicamente intestati viola la carta europea sulla libera circolazione dei capitali, ma cos’è la legge quando la patria chiama?

Secondo aspetto, non marginale: ricordo vagamente che esiste un concetto di “elasticità della domanda rispetto al prezzo”, per cui oggi tutti hanno un televisore a schermo piatto in casa, mentre quando erano appena usciti costavano quanto un’auto di media cilindrata e lo compravano in sei. Se il prezzo medio di una cosa, inteso come media tra il prezzo “in chiaro” ed “in nero” sale, la domanda scende, e quindi l’attività econoica scende. In scala minore, questi studiosi presumono che questo aspetto o non esista, o venga eliminato dalla possibilità di detrazione. Ma i perversi meccanismi di tassazione/detrazione/deduzione sono molto fumosi, poco percepibili (io intanto ti dò 120 adesso, poi chi si ricorda se nel mare del modello unico, che devo presentare al posto del CUD, ho risparmiato 20 euro o no), e comunque, i governi recenti governo Renzi incluso, se le rimangiano retroattivamente.

Ma state attenti a questo, sempre dall’articolo: “Ma i contribuenti ci guadagnano o ci perdono? Per tutti i contribuenti onesti ci sarà un guadagno derivante dallo sgravio fiscale (per chi non paga Irpef, ad esempio perché ha un reddito molto basso, si può prevedere un cash‐back sostitutivo dello sgravio fiscale).
Ci sarà però un costo derivante dall’imposta sul circolante, che non sarà interamente sostituito dalla moneta elettronica, per quei contribuenti che pur essendo onesti non rinunciano al contante, ad esempio perché trovano gravoso utilizzare le nuove tecnologie (i più anziani). Per questi ultimi, si potrebbero prevedere conti correnti e carte di pagamento gratuite (incentivo a passare alla moneta elettronica); e un meccanismo di redistribuzione a loro favore, per esempio utilizzando parte dell’extra‐gettito derivante dalla riduzione dell’evasione per incrementare le pensioni, iniziando da quelle al di sotto dei mille euro (restituzione della tassa sul contante). Per i disonesti ci saranno invece solo i costi legati all’imposta.

Finalmente so cos’è l’onestà: guadagnare 1.000 Euro o meno, al di sopra, sei un delinquente.

Per finire, l’assunto più bello di tutti: “Inoltre, sempre nel medio‐lungo periodo, la riduzione dell’evasione può anche determinare, a parità di uscite, una diminuzione della pressione fiscale per tutti.”

Fate il conto. Se fossimo rimasti a parità di uscite dall’anno prima della sciagurata riforma del titolo V della costituzione, la germania verrebbe a farsi prestare i soldi da noi. Inoltre, tutti i governi degli ultimi 10 anni hanno ridotto le possibilità di detrazione, qualche volta anche in maniera retroattiva. Povera Italia, in mano agli economisti. Il giorno in cui si renderanno conto che la riduzione della spesa deve venire prima di qualunque altra manovra, perchè la credibilità dello stato nei confronti dei privati è ormai compromessa, avranno una crisi di nervi.

Giovanni Ponzetto
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Giovanni Ponzetto

Socio in Tokos
Si occupa dal 1988 di investimenti finanziari.
Ha lavorato come gestore per primari gruppi finanziari e assicurativi.
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