Torino, giugno 2015

Epilogo greco?

“La fine è vicina! La fine è vicina!” Chi di noi non ha mai visto qualche film ambientato nel medioevo, in cui la paura dell’anno Mille si manifestava con improbabili predicatori che invitavano la gente a prepararsi alla Fine? Naturalmente, ogni buon appassionato di storia sa che questa parte non è vera, in due modi: primo, all’approssimarsi del Mille non ci fu una smodata paura della fine del mondo. E seconda osservazione, più rilevante per noi….. non c’è un anno della vita del mondo in cui non ci sia qualcuno che ne preveda la fine. Diceva bene Woody Allen: ”Chi non morirà di Spada morirà di Peste o di Carestia, quindi perchè preoccuparsi di fare la barba?”

Tornando alla povera Grecia, sembra che ci sia una accelerazione dell’attività da parte di tutti gli attori del processo. Naturalmente mi chiedo perchè mi sia venuta in mente la frase idiomatica inglese “going nowhere fast” [andare in fretta da nessuna parte], ma un esame delle ultime notizie aiuta a capire.

Partiamo dalle dichiarazioni Greche: il Simpatico Varoufakis ha scatenato la gelosia degli altri ministri del gabinetto Tsipras, che ne hanno contestato il monopolio delle stupidaggini autolesioniste. Quando ha affermato che si pensava ad una tassa sui prelievi di contante, salvo smentirsi nel pomeriggio stesso, altri personaggi non ci hanno più visto. E così il ministro dell’interno, tale Nikos Voutsis, ha pensato bene di dire che la Grecia non avrebbe ripagato il Fondo Monetario Internazionale. Come se il ministro Alfano parlasse del bilancio dell’Inps.

Peccato che mentre non metterei la mano sul fuoco per Alfano, in questo caso la posso mettere per Voutsis, che ha ragione. Difatti, l’ultima rata pagata al Fondo Monetario Internazionale è stata pagata con i soldi…. del Fondo Monetario Internazionale! Ecco quindi la notizia dal Sole 24 ore: “La Grecia paga la rata con i fondi Fmi“.

Per chiarire il meccanismo, dato che il Sole è un po’ fumoso: io devo dei soldi alla banca di cui sono azionista. Quando me li chiede, chiedo di prelevare la mia quota di capitale sociale. La banca allora mi ricorda che lo statuto lo ammette solo per 30 giorni, dopo di che devo versare il dovuto. Per fortuna la bancarotta preferenziale modello Draghi, stavolta non c’è: dato che pago lo FMI con i soldi dell’FMI, che è creditore privilegiato, nessuno scavalca nessun altro.

A che punto siamo quindi? Ricordiamo alcuni punti fermi:

  • nessun paese appartenente all’Euro può realisticamente impedire la circolazione dell’Euro all’interno dei propri confini, perchè si creerebbero mercati paralleli, in cui i poveri non trovano nulla ed usano neodracme, ed i “ricchi” trovano tutto ma in Euro [il perchè è qua  e un esempio è qua]. In pratica, si può uscire dall’Europa, ma non solo dalla moneta unica;

  • i creditori più favoriti sono anche gli unici a cui la Grecia deve tanti soldi con scadenze brevi: le scadenze sono verso il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea, il resto comincia a pagare rate di capitale tra sette anni;

  • solo circa l’8% del debito Greco è sotto forma di titoli di stato, in mani private; il 92% circa è debito verso FMI, BCE, altri stati Europei.

Cosa sta succedendo ora? A quanto riportato dai giornali, le parti hanno smesso di negoziare, e ciascuna sta preparando un piano che dice risolva il problema Grecia. Naturalmente, nessuno dei due pubblica il piano, e la famosa lacuna per cui la popolazione doveva essere coinvolta non è stata riempita: né i Greci né gli altri pensano di far scegliere alcunchè alle popolazioni reciproche. A livello di comunicazione, il mio vicino di banco e socio Marco ha descritto la situazione così: “Ti ricordi al liceo quando dicevi di essere fidanzato con la più bella della classe, e ti eri solo dimenticato di dirglielo?”

Ora, vediamo un po’ di politica: l’Europa NON sta facendo il proprio interesse preparando un piano per la Grecia. In termini pratici, sarebbe meglio far uscire Tsipras allo scoperto con il suo piano, darlo in pasto ai giornali ed all’opinione pubblica Greca, e poi raccogliere i cocci. Solo l’amore delle istituzioni per la Grecia può spiegare l’enorme aiuto politico dato a Siryza: fra un giorno, Tsipras potrà presentarsi ai propri cittadini come colui che si è opposto alla perdita di sovranità, quasi un eroe nazionale.

Preparando un proprio piano, l’unione europea prepara secondo me già il dopo: a questo punto tutti gli attori possono dire di aver fatto il possibile. Per un politico, questa è la priorità.

Vediamo ora la vile pecunia: cosa succede dopo?

Affrontiamo i problemi in ordine di priorità dei flussi.

Fondo monetario: madame Lagarde non può accettare un default, il primo della storia del Fondo. L’Argentina, l’anno prima di saltare, liquidò il Fondo Monetario perchè era “troppo invasivo”. Inoltre, la Lagarde è Europea, e chiedere a soci extraeuropei di pagare gli errori europei le taglierebbe la carriera. Soluzione: il FMI scarica il proprio debito sull’unione Europea.

Banca Centrale Europea: Mario Draghi ha scampato il primo default Greco con una soluzione ampiamente ritenuta illegale, equivalente a bancarotta preferenziale. Soluzione: lo può rifare, in una maniera più elegante: scambiando a pari nominale i titoli Greci che ha con titoli dei rimanenti paesi Europei, prima del default. In teoria, potrebbe provare a fare no scambio titoli in cui, per la seconda volta, “scavalca” i creditori privati concambiando i propri titoli di stato greci con degli altri con titolo privilegiato rispetto ai GGB quotati ad esempio in borsa a Milano. Ma attenzione: in termini aritmetici, l’effetto è solo di “tassare” gli attuali detentori privati di titoli di stato Greci per la seconda volta, senza che le autorità ne abbiano la responsabilità politica. Vedetela così: io sono Padoan, e decido di finanziare i BTP da dare alla BCE con una sovrattassa patrimoniale sulla detenzione di titoli di stato Greci. economicamente è la stessa cosa, ma non ho di mezzo persone fastidiose come giudici costituzionali, corti europee di giustizia, “Law Lords”.

Fondo salvastati / altri paesi europei: si assumono il debito Greco dei due istituti citati. Ogni sforamento derivante da questo sarà perdonato.

Titoli di stato Greci: rimangono nelle mani dei possessori e scambiano sul mercato, con quotazioni vicine a 50. Andranno in default? Forse, ma un’altra operazione in cui il settore pubblico viene salvato (di nuovo) a sfavore del settore privato potrebbe innescare il vero problema, ovvero il contagio su altri mercati dei titoli di stato. Specialmente quello Italiano.

In realtà, la concentrazione del debito greco nelle mani degli altri governi europei permette di procrastinare il problema ancora a lungo. le cedole sono basse, le scadenze lontane…. E i cittadini europei possono venire tenuti all’oscuro di quanto danno alla Grecia, che nella situazione attuale di negoziato diretto è più difficile.

Un lettore mi ha chiesto una cosa che io da sprovveduto davo per scontata. E i 40 miliardi di Euro che l’Italia ha prestato alla Grecia sotto il governo Monti che fine fanno?

Prima cosa che rende il problema molto teorico: mentre l’intenzione dichiarata dei governi europei era di prestare soldi alla Grecia, l’intenzione  dei governi Europei nei confronti dei contribuenti è subito stata di farseli dare a titolo definitivo. A spiegazione, niente vietava allora ai governi di mettersi d’accordo per finanziare tramite obbligazioni di identiche caratteristiche i prestiti fatti alla Grecia; invece hanno aumentato la pressione fiscale (o non l’anno diminuita). Come chiunque si ricordi che nel prezzo della benzina c’è l’accisa sulla guerra di Abissinia, “le crisi passano, le tasse restano”.

Seconda considerazione, un po’ da corte dei conti, ma comprensibile: immaginate di essere il ministro Padoan, e di vedere a bilancio che la Grecia deve ripagarvi 1.000 milioni di Euro l’anno prossimo: quanto scrivete a bilancio?

La risposta è semplice, è scritta sul sito di Borsa Italiana: dato che le obbligazioni Greche quotano 50… Dovete scrivere 500 milioni, e portare a perdita la differenza. Io non sono un legale o fiscalista, ma penso che se una ditta quotata facesse diverso ci sarebbro problemi anche di carattere penale, oltre che fiscale. Ricordate, Renzi ha firmato la legge sul falso in Bilancio.

Se faranno diverso, aspettatevi un’altra clausola di salvaguardia.

Giovanni Ponzetto
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Giovanni Ponzetto

Socio in Tokos
Si occupa dal 1988 di investimenti finanziari.
Ha lavorato come gestore per primari gruppi finanziari e assicurativi.
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