Torino, giugno 2017

FANG: è una nuova bolla?

Si fa un gran parlare negli ultimi giorni di ciò che è successo il 9 giugno scorso sui mercati azionari americani, in particolare sul NASDAQ, l’indice dei principali titoli tecnologici come Microsoft, Cisco Systems, IBM, Apple, Google, Yahoo e Facebook.

Il tutto ha avuto inizio da un report della banca americana Goldman Sachs dal titolo “Is FANG mispriced?” ovvero, sono questi titoli tecnologici (FANG sta per Facebook, Amazon/Apple, Netflix, Google) prezzati erroneamente, sono essi troppo cari?

Bene, è bastata questa domanda per scatenare una serie di vendite sui titoli.

Grafico dell’andamento dell’indice NASDAQ con indicazione del calo del 9 giugno – Fonte: Bloomberg

Le domande di Goldman

Goldman si è limitata a porsi delle domande, lecite a nostro avviso.

Queste società, anche ribattezzate con l’acronimo antisonante FAAMG (Facebook, Apple, Amazon, Microsoft e Google), hanno corso un po’ troppo negli ultimi tempi? Sono troppo care al momento? Sembra che siano diventati titoli come quelli dei produttori di beni di largo consumo, con livelli di volatilità (variazione percentuale del prezzo di uno strumento finanziario nel corso del tempo) mai così bassi.

La volatilità dei FAAMG ai minimi

Grafico dell’andamento della volatilità dal 2013 a oggi dei FAAMG rispetto a quella dell’indice S&P 500, S&P Tech e S&P Staples

Fonte: Bloomberg e Goldman Sachs

L’analisi di Goldman è molto chiara riguardo alla volatilità: la bassa volatilità espone gli investitori a rischi. Questa bassa volatilità è da imputarsi al grande numero di acquisti, alla crescita del volume d’affari e all’aumentare della cassa disponibile.

Ma è proprio così? Queste aziende di teconologia sono da considerarsi aziende di prodotti/servizi di largo consumo? Un po’ azzardato, forse. Se ci fosse una causa su un brevetto di un nuovo prodotto? Una causa internazionale sulla violazione della privacy? Un problema con l’antitrust? Un brusco calo dei profitti?

Cosa succederebbe in questo caso? La volatilità si alzerebbe bruscamente e in pochi millisecondi i computer delle sale di trading inonderebbero il mercato di ordini di vendita (ricordiamo che il NASDAQ sfrutta ormai da tempo la tecnologia laser per passare gli ordini e massimizzare la rapidità di esecuzione degli stessi: un interessante video dimostrativo dalla tecnologia AOptix IntelliMax è visualizzabile qui).

La corsa dei FAAMG dall’inizio dell’anno

faang 2017

Grafico dell’andamento dei FAAMG rispetto all’indice S&P 500 da inizio 2017 – Fonte: Bloomberg

  • Facebook: +34.5%
  • Amazon: +34.7%
  • Apple: +33.8%
  • Netflix: +33.9%
  • Google: +26.7%
  • Microsoft: +15.8%
  • Indice S&P 500: +8.7%

I numeri e i grafici danno poco spazio alle interpretazioni. I titoli tecnologici del NASDAQ sono saliti molto nei primi sei mesi dell’anno con un incremento di 600 miliardi dollari di capitalizzazione complessiva.

Grafico dell’andamento dell’indice Nasdaq 100 (tecnologici) rispetto all’indice S&P 500

Il grafico qui sopra non lascia scampo: i titoli tecnologici sono saliti più di tutti gli altri.

Secondo alcuni analisti tutto ciò è perfettamente normale: l’economia USA sta crescendo con buona pace delle malelingue.

“Era dall’87 che non pioveva così tanto…”

C’è stato subito chi ha fatto paragoni con il passato.

  • L’unico precedente in cui l’indice Dow Jones ha chiuso su un nuovo massimo mentre l’indice Nasdaq ha perso il 2% è del 14 aprile 1999 [poco prima dello scoppio della bolla di internet, n.d.r.];
  • era dal 2008 che l’indice Nasdaq 100 non perdeva così tanto in relazione all’indice Dow Jones Industrial;
  • Bloomberg afferma: “A crack has finally formed in the foundation of the U.S. bull market” ovvero “si è formata una rottura nelle fondamenta del mercato rialzista americano”.

Tutti concordi nel dire che le azioni delle aziende tecnologiche scendono mentre il resto del mercato no. E la memoria vola a 10 e 20 anni prima.

Il paragone con il 2000

Il ricordo dello scoppio della bolla di internet è bene impresso nella memoria degli investitori più maturi: il paragone è inevitabile.

In questo il report di Goldman è molto chiaro: il paragone con il 2000 è difficile a causa di una serie di fattori.

  • I multipli di oggi non sono ai livelli di allora: oggi siamo a livelli 23-25 volte gli utili, mentre nel 2000 eravamo a 60 volte gli utili;
  • il peso dei FAAMG sull’indice NASDAQ è del 13% rispetto al 16% dei titoli della bolla di internet del 2000;
  • oggi le aziende in oggetto hanno moltissima liquidità: 13% contro il 2% del 2000.

Sembra quindi che i titoli siano solamente un po’ troppo cari.

Analizzeremo il paragone con il 2000 in un prossimo articolo.

Giovanni Bajetto
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Giovanni Bajetto

Consulente in Tokos
Consulente finanziario, gestore dei portafogli clienti e web manager della società.
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