I prezzi di borsa dopo il referendum sulla Brexit Torino, giugno 2016

Facciamo qualche considerazione sui prezzi di borsa subito dopo il referendum sulla Brexit

I mercati finanziari non amano l’incertezza. E’ ciò che si sente ripetere spesso per giustificare quotazioni sulle montagne russe; euforiche ascese e repentine debaclè delle varie borse, valute, ecc. in primis.

Il risultato del recente referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europa ha portato una ondata di vendite sui mercati azionari di tutto il mondo; l’incertezza, si dirà… Ma non vi è nessuna incertezza, in effetti.

Il risultato della consultazione è stato chiaro: la Gran Bretagna disconoscerà i Trattati fondanti dell’Unione, a cui aveva aderito in passato. Ora che la volontà del popolo li ritiene superati; naturalmente ne stipulerà degli altri, così come fanno tutte le nazioni che non appartengono all’Unione Europea.

Giova, in effetti, ricordare che i trattati commerciali e politici fra, per esempio, la Norvegia, o la Svizzera, e l’UE non sono poi così diversi dagli accordi in essere fra i paesi membri dell’Unione.

Si può pensare, quindi, che, anche nel caso della Gran Bretagna, i nuovi trattati commerciali e sul movimento delle persone non saranno molto diversi da quelli attualmente in vigore.

In senso strettamente economico, inoltre, da giovedì scorso nessuno è diventato più ricco o più povero; tranne qualche scommettitore incauto che ha puntato tutto sul “remain”.

Niente alluvioni, guerre, calamità, epidemie; solo una pacifica scelta di un paese democratico in materia di politica estera.

I prezzi di borsa dopo il referendum sulla Brexit

Diverso il discorso per i prezzi degli asset finanziari, azioni europee in testa; al risultato referendario ha fatto seguito il maggiore ribasso dell’ultimo ventennio in una singola seduta.

E’ da rimarcare il fatto che, per esempio, l’indice azionario italiano abbia perso quasi il 13%;  l’undici settembre 2001, giorno dell’attacco alle Torri Gemelle, invece, il listino milanese era sceso “solo” del 7,5%.

Eppure allora il quadro era effettivamente molto più incerto; l’attacco avrebbe sicuramente portato a reazioni di tipo bellico, e in ogni caso a una revisione storica dei rapporti fra paesi occidentali e nazioni di Asia e Medio Oriente interessati da movimenti terroristici di difficile individuazione; e così è stato, in effetti, in questa triste pagina di storia contemporanea. I prezzi di borsa dopo il referendum sulla Brexit

In più il quadro finanziario non era per niente roseo. Il mercato azionario italiano aveva già lasciato sul terreno prima dei dirottamenti dell’11 settembre circa il 25% del suo valore; nel novembre 2000 l’indice italiano valeva 45.000 punti, e alla vigilia degli attacchi era a circa 35.000 punti.

A seguito di quel tristissimo evento, l’indice precipitò poi a quota 24.000 punti; il clima era effettivamente pesante in tutto il mondo: attacchi all’antrace, controlli ferrei su persone e beni nei principali scali portuali e aeroportuali, ritorsioni di tipo militare alle viste, contrapposizioni culturali e politiche fra popoli, che sfociarono in un confronto militare assai aspro. Ancora oggi il mondo risente delle conseguenze di quegli eventi di 15 anni fa.

Però evidentemente, e sia chiaro il tono ironico e disincantato, quell’addensarsi di nubi tempestose giovò ai mercati azionari di tutto il mondo.

Per ritornare al nostro indice, la borsa italiana, dopo avere toccato il minimo verso la fine del settembre 2001, a metà aprile 2002 festeggiava l’incertezza toccando quota 33.500; il rialzo dall’attacco alle Twin Towers fu di oltre il 41%!

In conclusione c’è poco da essere lieti, anche volendo, in questo frangente; ma nelle questioni finanziarie vale sempre il motto “Del diman non v’è certezza”.

Marco Vinciguerra

Marco Vinciguerra

Socio in Tokos
Esperto di obbligazioni, ha gestito fondi comuni e portafogli assicurativi e previdenziali. Dal 2000 è consulente per gli investimenti di clienti privati e istituzionali.
Marco Vinciguerra

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