Torino, luglio 2015

La Grecia di Sergio Leone

Una notizia di Fonte Greca mi ha ricordato un personaggio di “Per qualche Dollaro in più”.

Ed ecco qua il personaggio principale, ovvero Varoufakis si farebbe tagliare un braccio piuttosto che firmare un accordo.

Varoufakis è abbastanza stravagante da dire cose sensate, in mezzo ad altre che gridano vendetta in una classe di terza elementare. Specificatamente, dice che la Grecia era già in fallimento nel 2010 e che il piano di allora non aveva senso e che non firmerebbe un piano che non preveda un taglio del debito.

Naturalmente, “dimentica” che i detentori privati dei BTP greci allora si presero una sberla da 100 miliardi di EUR. Ma si sa, se c’è un accordo su una cosa in Europa è che tutto ciò che è privato e non sta fallendo è “una risorsa”.

Comunque il voto greco apre varie possibilità. Qualcuna è ovvia, nel senso per cui le fonti di informazione ne hanno ampiamente parlato. Altre, non sono così ovvie. Oppure, per essere più sinceri: SONO ovvie, ma a quanto pare è maleducato dirle in pubblico. Quindi, è probabile che questa notte mia madre buonanima mi tiri i piedi nel sonno, per punire la mia sfrontatezza.

Le previsioni di voto sono incerte nell’esito, ma partiamo dall’esito semplice:

Vince il NO

Molto probabile: le banche chiudono del tutto i rubinetti della liquidità da martedì se non da lunedì stesso. La protesta davanti alle banche è rumorosa ma inutile: anche se un alcolista sfonda la porta della sede del “fronte della temperanza”, difficilmente uscirà soddisfatto in ciò che chiede. Le banche regolate direttamente da Francoforte iniziano la procedura del “bail-in”, ed i depositanti si vedono prospettare un taglio del 30% delle giacenze di conto al di sopra di 100.000 EUR. Indipendentemente dalla trovata di Varoufakis di emettere una sorta di Dracma a 1:1 con l’EUR, la gente scopre con raccapriccio che la “Eurodracma” esiste già: gli assegni bancari greci in euro trattano a sconto siginificativo rispetto alle banconote. Ovviamente [o “come era già stato detto in questa sede”, frase che fa ancora ridere un mio freterno amico dopo averla sentita quindici anni fa], essere straniero o greco non fa differenza: no cash, no party. Se il bancomat è vuoto, che cosa conta il limite a 60, 120, o 500 Euro?

Possibile con qualche rischio: non c’è alcun contagio. Mario accelera gli acquisti [“whatever it takes”], i rimanenti membri dell’unione europea cominciano a parlare di piani di salvataggio a scopi umanitari. Per dare un po’ di spinta ad una popolazione riluttante a farsi tassare per la Grecia, svalutano i crediti a bilancio, ed impongono agli stati membri di ripianare con denaro fresco. QUESTO è il denaro che verrà usato per la Grecia. A nessun cittadino europeo verrà chiesto se approva tassazioni ulteriori per aiutare nessuno. Questo, sia chiaro, è un trucco contabile.

Possibile, ma variamente remoto: il governo Greco immobilizza, in via preventiva, tutto il sistema bancario, e prova a far digerire un “esproprio proletario” sulla base dei prelievi fatti sui conti negli ultimi mesi. Paga i dipendenti pubblici in “miniassegni” o “pagherò” che dir si voglia. La borsa di Atene viene chiusa per una settimana, fino alla conferenza stampa TV in cui il governo spiegherà come pensa di procedere.

Vince il SI

Molto probabile: le banche chiudono del tutto i rubinetti della liquidità da martedì se non da lunedì stesso. La protesta davanti alle banche è rumorosa ma inutile.

Stupiti dal fatto che votare “sì” non ha portato alla riapertura delle banche, i cittadini greci, che abbiano votato sì o no, pernottano davanti alle banche per ottenere il loro denaro. Nonostante le immagini televisive di aerei speciali in partenza dagli altri paesi europei con destinazione Grecia carichi di banconote, la popolazione continua la protesta.

Le banche regolate direttamente da Francoforte iniziano la procedura del “bail-in”, e i depositanti si vedono prospettare un taglio del 30% delle giacenze di conto.

Possibile con qualche rischio: il governo Tsipras NON dà le dimissioni, e Tsipras annuncia in televisione che in ossequio alla volontà popolare, lui ed il ministro Varoufakis si presenteranno martedì a Bruxelles per “trattare”. In parte per reperire le banconote necessarie all’invio in Grecia, altri paesi europei ventilano limitazioni al prelievo di contante da parte dei cittadini. La pressione politica nei paesi dell’eurozona per un referendum sugli aiuti viene respinta, ma cova sotto la cenere. Si vocifera di un aumento dell’aliquota IVA standard per quanto riguarda la quota che va all’Europa per finanziare gli aiuti.

Possibile, ma variamente remoto: a seguito delle limitazioni al prelievo sul contante, si crea una accelerazione dei prelievi negli altri paesi europei, specialmente quelli in cui la politica è meno credibile. L’Italia, per dimensione del problema e dell’Economia, diventa il pericolo d’Europa. Per la prima volta, la signora Merkel chiede chi sia Ignazio Marino e chiede di mandare ispettori della commissione Europea al ministero delle finanze. L’esistenza di limitazioni alla detenzione di contante è seccamente smentita dal ministro Schauble come “impossibile” e “inaccettabile per la Germania”.

E comunque…

“Niente ha più forza della dura necessità” [da”elena” , 412 a.C.] – Euripide

Giovanni Ponzetto
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Giovanni Ponzetto

Socio in Tokos
Si occupa dal 1988 di investimenti finanziari.
Ha lavorato come gestore per primari gruppi finanziari e assicurativi.
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