Torino, agosto 2017

Un recente studio di Jefferies LLC (banca d’investimento americana) ha evidenziato un sorprendente fenomeno che sta interessando i titoli del debito pubblico italiano che potrebbe avere importanti risvolti per l’economia europea: le banche italiane stanno vendendo una quantità esorbitante di BTP.

Come ha riportato il Financial Times pochi giorni fa l’ammontare dei titoli di debito pubblico italiano detenuto dalle banche nostrane è sceso a un ritmo record nel mese di giugno.

Le banche italiane hanno venduto nel mese di giugno ben 20 miliardi di euro di titoli italiani dopo averne venduti 9,4 nel mese di maggio portando a un alleggerimento del portafoglio di circa il 7,2%.

Il fenomeno però è molto più ampio e riguarda tutta Europa: le banche hanno venduto 46 miliardi di euro di debito pubblico nel solo mese di giugno, portando a 257 miliardi di euro il totale delle vendite da inizio anno.

La legge naturale della domanda e dell’offerta ci dice che se c’è qualcuno che vende, qualcun’altro compra.

E chi sarà mai a comprare tutti i BTP che le banche italiane stanno vendendo? La domanda è retorica e la risposta è ovvia: Mario Draghi o meglio la BCE (Banca Centrale Europea).

Nel mese di giugno, infatti, la BCE ha comprato 9,6 miliardi di euro di titoli di debito italiano, il più imponente acquisto da quanto è iniziato il programma di QE (Quantitative Easing).

Anche la Banca d’Italia si è data da fare comprando il 20% del debito europeo tra il mese di maggio e il mese di giugno.

Andamento dei depositi delle banche italiane in Banca d’Italia – Fonte: Financial Times e Jefferies International

Queste vendite massicce da parte delle nostre banche sembrano suggerire un riposizionamento in vista di un potenziale annuncio da parte della BCE che potrebbe dare inizio a politiche di stretta monetaria.

Le banche italiane sono le maggiori detentrici del debito pubblico domestico e questo evidente segnale di cambio di rotta, la vendita dei BTP appunto, potrebbe avere forti impatti sui mercati obbligazionari. Forse le banche nostrane stanno pensando che sarebbe meglio non detenere troppi titoli di debito italiano in uno scenario di stretta monetaria e rialzo dei tassi di interesse.

I rendimenti dei titoli italiani sono saliti nel mese di giugno e luglio per poi scendere nuovamente.

Grafico dell’andamento del titolo decennale italiano ISIN IT0005240830 – Fonte: Bloomberg

Il picco di luglio, che ha portato il decennale a rendere oltre il 2,3%, segue le parole di Mario Draghi, presidente BCE, durante il suo discorso tenuto a Sintra il 28 giugno scorso: tali parole avevano innervosito i mercati che avevano interpretato l’intervento come un monito riguardo alla futura stretta monetaria.

Attualmente lo spread con il decennale tedesco è a 160 punti base, molto vicino ai minimi annuali (151 punti base).

Grafico dell’andamento dello spread tra decennale italiano e decennale tedesco – Fonte: Bloomberg

La banca centrale ha violato le proprie norme secondo le quali il debito di uno Stato membro viene acquistato in proporzione alla dimensione dell’economia dello Stato stesso: in altre parole Mario Draghi ci sta aiutando moltissimo, acquistando molti più BTP di quanti potrebbe. Al contrario, gli acquisti di Bund tedeschi da parte della BCE sono scesi al di sotto delle sopracitate norme per il quarto mese consecutivo.

Tutto ciò ha ulteriormente depresso lo spread tra il debito a 10 anni italiano e tedesco a 151 punti base, il suo livello più basso dell’anno: mai come in questo caso lo spread è totalmente falsato dalle politiche monetarie della BCE, attualmente molto accomodanti soprattutto nei nostri confronti.

Gli esperti di UBS avvertono però che lo spread potrebbe toccare il 190 punti base entro la fine dell’anno e che le politiche monetarie influenzeranno molto la curva dei rendimenti dei titoli italiani. Altro fattore di rischio sono le elezioni politiche nel 2018.

L’agenzia di rating Fitch ha avvertito all’inizio di quest’anno che le politiche ultra espansive della BCE hanno sostenuto le banche italiane, zavorrate dalla mole di crediti deteriorati.

La BCE ha pompato nel sistema bancario europeo 760 miliardi di euro attraverso prestiti a tassi di interessi molto bassi, molti dei quali attraverso il programma TLTRO (Targeted Longer-Term Refinancing Operations – operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine) di cui le banche italiane hanno beneficiato per più di 250 miliardi di euro secondo i dati aggiornati ad aprile 2017.

Un report pubblicato lo scorso maggio da Astellon Capital ha rivelato che dal 2008 l’88% del debito pubblico italiano è stato acquistato dalla BCE e dalle banche italiane. Ai ritmi attuali di nuove emissioni di titoli di debito e di acquisti da parte della BCE, quest’ultima sarà responsabile del rifinanziamento del deficit italiano dal 2014 al 2019. In altre parole l’Italia è totalmente dipendente dalla banca centrale europea e dalle sue politiche monetarie.

Forse viene alla mente ad alcuni, a me purtroppo si, l’immagine di un malato attaccato a un respiratore artificiale.

Ovviamente questa situazione non può durare per sempre e se le banche italiane continueranno a vendere BTP, chi li comprerà ancora? Li comprerà certamente la BCE ma, purtroppo per noi, entro certi limiti.

Il limite è il 33% del debito totale: al momento attuale siamo già a quasi il 25%. Ci restano solo 8 punti percentuali che in miliardi di euro, facendo i conti della serva, sono solamente (8 x 2.279 / 100) 182.

Se a maggio e giugno scorso le banche italiane hanno venduto in media circa 15 miliardi di euro e se il trend rimanesse tale… Resterebbero solamente 12 mesi prima che la BCE ci chiuda i rubinetti. Con tutte le conseguenze del caso.

Le banche italiane stanno vendendo i BTP
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Giovanni Bajetto

Consulente in Tokos
Consulente finanziario, gestore dei portafogli clienti e web manager della società.
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14 commenti

    • Gentile Sig. Aldo,
      dipende dalla percentuale di tali titoli rispetto al totale del patrimonio e alla durata finanziaria degli stessi.
      Senza avere queste informazioni è difficile dare una risposta e soprattuto motivarla.

  1. Gli acquisti di debito italiano contrariamente alle aspettative continuano ad indebolire la nostra economia. Per continuare la metafora mi pare un respiratore artificiale per un malato terminale che non respira più’. Draghi vede il mondo da un punto di vista surreale di finanza “creativa”. La realtà in italia e’ che un padre 65 enne deve continuare a lavorare mentre suo figlio trentenne bighellona in cerca di lavoro. E i mercati sono pieni di cineserie o di prodotti di qualità tedesca ( frequentemente con anima cinese.) Di fatto se Draghi non comprasse i paesi del sud vanno in default e quindi trascinanerebbero l’Europa cioe’ la Germania la quale dovrebbe seriamente pensare di uscire dall’Unione con un balzo mostruoso del suo euro “marco”. Per l’Italia comunque mi aspetto tempi difficili.
    Grazie per l’articolo.

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