“Un altro articolo sui Bitcoin e sulle criptovalute? E’ veramente necessario?”

Me lo sono chiesto quando nella mia mente è balenata l’idea di scrivere sull’argomento. Forse è interessante esplicitare il perché mi è venuta questa voglia di scrivere sull’argomento.

I simboli di alcune criptovalute: Litecoin, Ethereum e Bitcoin

Le notizie

Ho letto la notizia secondo la quale il ministro dell’economia francese Bruno Le Maire proporrà alla prossima presidenza del G20, l’Argentina, un dibattito sulla questione bitcoin.

Questa proposta segue l’allarme lanciato da Ewald Nowotny, governatore della banca centrale austriaca e membro della BCE, sulla necessità di un intervento di Bruxelles per regolamentare le monete virtuali.

Ma perchè queste due notizie hanno suscitato in me tanto interesse? Per il semplice motivo che se i governi vogliono regolamentare le criptovalute vengono meno tutta una serie di vantaggi che hanno alimentato le vertiginose performance delle monete virtuali. Alcune malelingue dicono che quella delle criptovalute sia una bolla paragonabile a quella dei tulipani in Olanda del XVII secolo.

La Francia quindi vuole essere la capofila nell’introduzione di una regolamentazione delle criptovalute. Ma perchè? Cosa interessa davvero al governo francese (e non solo)?

Sembra proprio che la Francia sia interessata alla tecnologia che sta dietro alle criptovalute piuttosto che alle criptovalute in se, infatti:

  • i nostri cugini d’Oltralpe hanno recentemente introdotto la possibilità di negoziare valori mobiliari non quotati utilizzando la tecnologia blockchain (che spiegheremo più tardi) adottando nuove regole atte ad aumentare l’immagine di Parigi come centro dell’innovazione finanziaria;
  • a ottobre l’AMF (Autorité des marchés financiers – Autorità dei mercati finanziari francese) ha annunciato l’avvio di una ICO (Initial coin offering, mezzo non regolamentato di finanziamento collettivo nel settore finanziario) denominata progetto Unicorno che ha lo scopo di formalizzare la regolamentazione di una rete per l’utilizzo della tecnologia blockchain.

Quindi sembra proprio che la Francia e le sue autorità siano molto interessate alla regolamentazione della tecnologia blockchain che sta alla base dei software che tengono in piedi tutte le criptovalute.

Le criptovalute sono davvero valute?

Ci viene in soccorso il dizionario Treccani.

Criptovaluta:

  • cripto: primo elemento di parole composte formate modernamente, in genere termini scientifici o dotti (come criptofita, crittografia, ecc.), nei quali significa «nascosto, coperto, simulato»;
  • valuta: termine generico per indicare le monete in circolazione e i titoli fiduciari che le rappresentano.

Interessante il concetto di monete in circolazione ovvero della “base monetaria” (M0, emme zero) che è l’insieme delle banconote e delle monete metalliche che per legge devono essere accettate in pagamento.

Le banconote e le monete metalliche hanno queste caratteristiche:

  • il “possesso vale titolo”: se ho 50 Euro in tasca, ho il diritto (“titolo”) di utilizzarli;
  • sono necessarie solamente due parti per effettuare una transazione;
  • l’inesistenza di rischio causato da terzi (una volta accettata la credibilità dello Stato o ente emittente).

Le criptovalute non hanno suddette caratteristiche, infatti:

  • non vi è possesso di una criptovaluta: essa è dematerializzata ed è custodita nella blockchain, ovvero il “deposito centrale”;
  • sono necessarie più parti per validare una transizione: la blockchain è mantenuta in piedi da una serie di computer detenuti da persone che confermano ogni singola transizione, è necessaria inoltre che ogni transizione venga validata più volte da “soggetti” diversi (il cosiddetto “Proof-of-Work” ovvero la verifica della transizione);
  • rischio causato da terzi: non lo sappiamo, non lo sa nessuno.

Il Bitcoin e il concetto di criptovaluta

Parliamo ora un attimo del Bitcoin, la prima e la più famosa tra le criptovalute.

Esso è nato nel 2009 ma è il suo concetto è apparso per la prima volta in rete nel 2008 quando un fantomatico Satoshi Nakamoto scrisse in un gruppo di discussione su internet dedicato alla crittografia uno scritto intitolato “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System” ovvero: “Il Bitcoin, un sistema di scambio di moneta tramite un sistema Peer-to-Peer”

In informatica una rete Peer-to-Peer è una rete di computer collegati tra loro che hanno al pari di tutti gli altri accesso alle risorse comuni, senza che vi sia un’unità di controllo dedicata come server.

Quindi il Bitcoin, per stessa ammissione del suo creatore Satoshi Nakamoto (o chi per lui o chi per loro), è un sistema di scambio di moneta, non una moneta o una valuta o simili.

Ma il Bitcoin è solo l’espressione, più o meno concreta, di un concetto apparso 10 anni prima, nel 1998, da un certo Wei Dai che scrisse in un altro gruppo di discussione uno scritto ​in cui proponeva la “B-Money”, il primo concetto astratto di criptovaluta: “Uno schema per scambiare denaro in modo anonimo dedicato a un gruppo di persone dietro pseudonimo”.

Anche nella preistoria delle criptovalute c’è solamente il concetto di scambio di moneta, non di creazione di nuovi tipi di monete: il concetto di fondo è proteggere le proprie transizioni bancarie, rendersi anonimi, difendersi dall’inflazione o deflazione della valuta del proprio paese. Il tutto utilizzando i computer e le lori reti, la crittografia e l’anonimato.

Tornando allo scritto di Nakamoto ci sono concetti interessanti che possiamo ancora sviscerare insieme. Leggiamo parte dell’introduzione:

  • una versione puramente peer-to-peer del contante elettronico consentirebbe di inviare pagamenti online direttamente da una parte all’altra senza passare per un’istituzione finanziaria;
  • le firme digitali (alla base della crittografia) forniscono parte della soluzione, ma i vantaggi principali sono persi se una terza parte fidata (una banca) è ancora richiesta per prevenire la doppie commissioni;
  • proponiamo una soluzione al problema delle spese utilizzando una rete peer-to-peer.

Una rete di scambio di contante elettronico non controllata e non controllabile da banche o governi basata sui computer, niente di più niente di meno.

Il Bitcoin e i siti di commercio elettronico di merce di contrabbando: un amore a prima vista

Se mi viene proposto un metodo di pagamento apparentemente anonimo e non tracciabile, cosa mi potrebbe venire in mente? Di utilizzarlo in un sito di commercio di prodotti di contrabbando.

Questo è accaduto agli albori della vita del Bitcoin: sono nati decine se non centinaia di siti nel cosiddetto “dark web” (web oscuro) accessibile tramite TOR (programma per navigare su internet in modo più o meno anonimo). Il più famoso è stato “Silk Road” (via della seta) nato nel febbraio 2011 e chiuso dall’FBI nel novembre 2014. Il suo fondatore, Ross Ulbricht venne arrestato e nel maggio 2015 condannato in primo grado all’ergastolo per i reati di frode informatica, traffico di droga, riciclaggio di denaro, associazione per delinquere, traffico di droga su internet e cospirazione per trafficare droga e distribuzione di false identità. A maggio di quest’anno ha perso in appello.

Una discreta serie di capi d’accusa.

Infatti, sul sito era possibile acquistare pagando rigorosamente in Bitcoin droghe, materiale pedo-pornografico, prodotti contraffatti, documenti falsi, armi e altro materiale illegale e di contrabbando.

“Morto un Papa se ne fa un altro”: e infatti, a poche settimane dalla chiusura di Silk Road, nasce Silk Road 2.0 (la vendetta) gestito dallo statunitense Blake Benthall. Silk Road 2.0 è caduto sotto i colpi di FBI, Europol e altri insieme ad altri centinaia di siti del dark web nel novembre del 2014.

Si suppone solo la punta di un enorme iceberg.

Il Bitcoin: dai siti di contrabbando ai bancomat al nuovo oro

Nelle varie nazioni del mondo sono spuntati come funghi sia esercizi commerciali che accettano i Bitcoin e simili come metodi di pagamento; sono saltati fuori inoltre anche i bancomat dove è possibile convertire moneta “vecchia” in moneta “nuova”.

Per comprare le criptovalute basta andare sui siti come per esempio Coinbase (fondata nel giugno del 2012, Coinbase è un portafoglio e una piattaforma in valuta digitale in cui venditori e consumatori possono effettuare transazioni con nuove valute digitali) o Localbitcoins dove è possibile convertire qualunque valuta in una criptovaluta anche pagando in contanti.

Attenzione però all’anonimato: se vogliamo che la criptovaluta che andiamo a comprare non possa in alcun modo essere riconducibile a noi (ognuno può avere i propri motivi, più o meno nobili) è necessario prendere qualche precauzione.

  • Non possiamo utilizzare la nostra carta di credito, il nostro account Paypal o il nostro conto in banca;
  • tantomeno possiamo utilizzare il collegamento internet di casa o dell’ufficio;
  • è necessario comprare criptovalute in contanti e di persona (alla faccia della rete peer-to-peer e dei computer) curandosi di non portare con sé il proprio smartphone (il cellulare aggancerà ogni cella della rete mobile e ogni rete Wifi che andremo a incontrare).

L’anonimato è un lavoro e anche il più piccolo errore potrebbe far risalire alla nostra identità.

Tante domande

Come abbiamo visto il tema è complesso ma ci sono alcune domande a cui non riesco a dare risposta. Per esempio…

  • Se le criptovalute sono valute, dov’è il depositario? La blockchain? E chi è la blockchain?
  • Le criptovalute sono valute o un mezzo di pagamento?
  • Se lo scopo ultimo del Bitcoin era quello di difendersi dall’inflazione, dalla deflazione o altro perchè è stato necessario montare il tutto per garantire l’anonimato dei partecipanti a questa fantastica iniziativa?
  • Perchè i Bitcoin possono essere al massimo 21 milioni di pezzi? Se sono la nuova frontiera dei pagamenti, perchè renderli finiti? Non sarebbe stato meglio non limitare a priori il loro numero? O forse è stato fatto apposta per far salire i prezzi creando un effetto di accaparramento in base alla legge della domanda e dell’offerta?

Tenteremo di rispondere a queste e ad altre domande in un prossimo articolo.

Torino, 21 dicembre 2017

Le criptovalute queste sconosciute
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Giovanni Bajetto

Consulente in Tokos
Consulente finanziario, gestore dei portafogli clienti e web manager della società.
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