Torino, maggio 2016

Tassi bassi… E se mi ingegnassi?

I rendimenti bassi, come certa enigmistica da spiaggia, spingono ad aguzzare l’ingegno.

La sfida è trovare strategie concettualmente poco rischiose sui mercati finanziari, ma con prospettive di ritorno discrete; ne proponiamo due che sembrano entrambe sensate e praticabili, e anche intuitive; prenderle in considerazione può portare benefici su portafogli a vocazione prudente.

In borsa con il paracadute

Ovvero: strumenti finanziari collegati all’andamento delle azioni.

Sperando di non annoiare nessuno, ecco le principali caratteristiche di alcuni strumenti finanziari che consentono di beneficiare di periodi in cui il mercato azionario sale. Diciamo subito che in generale esaminiamo con molta criticità gli investimenti in capitale di rischio, quali sono le azioni per loro natura. Questa mancanza di baldanza, lo riconosco, può diventare un limite in uno scenario molto favorevole alle azioni, ma è frutto di una particolare esperienza professionale: infatti, negli ultimi 15 (!) anni il mercato azionario europeo ha circa dimezzato il suo valore. Nel 2000 l’indice Eurostoxx50, che monitora l’andamento delle 50 società europee a maggiore capitalizzazione, principale indice azionario europeo, valeva 5.300 punti circa; oggi vale circa 3.000 punti, il che vuol dire che in questi ultimi tre lustri chi ha investito in azioni europee ha perso mediamente oltre il 40%. In barba a certe tesi macroeconomiche che vogliono che l’investimento azionario sul lungo periodo sia più redditizio, a esempio, dell’investire in titoli di stato. Per la cronaca, l’indice FTSEMIB che misura l’andamento delle azioni italiane, è andato ancor peggio; infatti è passato da 50.100 a 18.500, che vuol dire -63%.
Esistono però sul mercato finanziario moltissimi strumenti il cui andamento è collegato alle azioni; in primis le obbligazioni indicizzate, e poi altri come alcuni certificati quotati, che hanno molteplici sfaccettature, e che in molti casi sono assimilabili e delle obbligazioni.

Facciamo qualche esempio concreto.

Obbligazione Mediobanca, scadenza 4/11/2019, prezzo 100 circa

Questa obbligazione funziona così: le quattro cedole pagate ogni 4 novembre (2016, 2017, 2018 e 2019) sono pari 7,3% annuo se il valore dell’indice Eurostoxx 50 alla data di pagamento di ogni cedola è sopra 3.367 (ora è 3.000 circa). Il 4 novembre 2019 in ogni caso mi viene restituito il capitale, qualunque sia il valore dell’indice.

  • PRO: il capitale è salvo, al massimo l’indice scende, non si prende nessuna cedola ma non si perdono soldi, tranne per il fatto che si è investito in una cosa che non ha reso niente per 4 anni, come succede d’altro canto acquistando un Btp o un Bund di questi tempi.
  • CONTRO: se le azioni europee salgono davvero molto in questi quattro anni, per esempio del 50%,  con questa obbligazione mi devo accontentare del 29,3% (4 cedole da 7,3% ognuna = 29,3% totale).

Ho rischiato pochissimo e ho ottenuto un ottimo rendimento.

Certificato a capitale protetto BNP Paribas, scadenza 31/7/2023, indicizzato all’Eurostoxx50

Questo strumento funziona così: alla scadenza, nel 2023, restituisce il capitale garantito più 1,2 volte l’apprezzamento dell’indice Eurostoxx50, a partire dal valore di 2.768.
Quindi se, poniamo il caso, l’indice a scadenza valesse 4.000 il certificato rimborserebbe a:
(4000/2768-1)*100 = 44,5 di apprezzamento
44,5*1,2 volte = 53,4  + 100 di capitale garantito = 153,4
Se a scadenza l’indice azionario è inferiore al valore di 2.768 il certificato rimborsa 100, che è il rimborso minimo garantito.
Questo strumento è trattato in borsa e oggi, 3 maggio 2016, costa circa 111, a fronte di un indice azionario che vale 3.100 circa; cosa può succedere alla scadenza? Sostanzialmente tre cose: l’indice sarà salito, sarà sceso o sarà all’incirca come oggi. Vediamo nel dettaglio.

  • A) l’indice Eurostoxx si apprezza da oggi del 75%, quindi a scadenza varrà 3.000*1,75 = 5.250.
    Il certificato rimborserà a: (5.250/2.768-1)*100 = 89,7 (l’apprezzamento); 89,7*1,2 = 107,6 + 100 di capitale garantito = 207.6 circa Se noi lo abbiamo acquistato a 111, che è all’incirca il prezzo di oggi, avremo un risultato del +207,6/111-1 = 87% circa, in linea quindi con le caratteristiche dello strumento. Dato che la borsa ha fatto +75% noi avremo un risultato pari a 1.2 circa l’apprezzamento della borsa.
  • B) L’indice Eurostoxx si deprezza un pochettino da qui al 2023, ma rimane sostanzialmente stabile; diciamo che vale a scadenza il 5% in meno di ora cioè 3.000*0,95 = 2.850.
    Il certificato rimborsa a 103,5 circa (vi risparmio i conteggi per esteso); non avremo fatto un buon investimento (da 111 a 103.5 perdo circa il 7%), ma perdere il 7% in 7 anni cioè circa l’1%  all’anno su una quota del portafoglio non è un dramma. D’altronde avevamo scommesso che la borsa sarebbe salita e invece è scesa un pò….
  • C) L’indice azionario dimezza da qui al 2023, evento non raro ahimè, e che è accaduto per esempio tra la fine del 2007 (indice a 4.500 circa) e il marzo 2009, cioè un anno e tre mesi dopo (indice a 1.820, discesa quindi del 61%!); il certificato rimborsa a 100, con un danno del 11% circa in 7 anni, cioè circa il – 1.5% annuo.

Questa strategia sulle azioni  usa strumenti un pò complessi e richiede analisi numeriche (di certificati, obbligazioni indicizzate, obbligazioni convertibili, ecc. sul mercato ce ne sono a migliaia), e questo è parte del nostro quotidiano professionale; si comprende però facilmente che avere un paracadute per l’investimento azionario vale la pena di tutto questo trambusto.

Guadagnare dai tassi che salgono

Quando i tassi scendono le obbligazioni a tasso fisso si apprezzano (il loro prezzo aumenta), e si apprezzano tanto più se sono a lunga scadenza; il contrario avviene quando i tassi salgono; chi ha in portafoglio titoli a tasso fisso vede calare le quotazioni.

Per guadagnare con i rendimenti che salgono bisognerebbe indebitarsi, non investire; oppure comprare uno strumento finanziario che consenta di approfittare di una risalita dei rendimenti.

Uno strumento del genere esiste: si tratta di un ETF indicizzato in maniera inversa all’andamento del Btp decennale; una ripresa dei rendimenti ha effetti benefici per chi ha in portafoglio questo ETF, regolarmente negoziato alla borsa di Milano.

E’ da notare che questo strumento fa un po’ da contraltare, se i tassi salgono, alle altre obbligazioni, che, come detto, si deprezzano; una sorta di piccola assicurazione sui bond.

Inoltre, visto che si considerano i rendimenti dei titoli di stato italiani, anche un peggioramento del merito di credito del nostro paese avrebbe effetti benefici sul prezzo di questo ETF.

Non vorrei apparire poco patriottico, ma basta guardare il grafico sottostante per accorgersi che il prezzo di questo strumento durante la fase più acuta della crisi del debito pubblico italiano (fine 2011 – inizio 2012) era più del quadruplo delle quotazioni attuali.

 etfbtpFonte: Bloomberg

Marco Vinciguerra

Marco Vinciguerra

Socio in Tokos
Esperto di obbligazioni, ha gestito fondi comuni e portafogli assicurativi e previdenziali. Dal 2000 è consulente per gli investimenti di clienti privati e istituzionali.
Marco Vinciguerra

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