Torino, febbraio 2015

Timeo Danaos et dona ferentes

La Grecia sta assorbendo le attenzioni di tutta la stampa, in seguito alla Elezione di Tsipras ed alla formazione di un nuovo governo in Grecia. Per carità, da cittadino italiano dovrei solo stare zitto sulla qualità del pensiero delle Elite culturali, da cui questo governo ha pescato il nuovo ministro delle finanze, il Prof. Yanis Varoufakis. Però il mio mestiere non mi permette di trattenermi, e quindi, dopo una settimana di parole in libertà, mi permetterei un piccolo commento.

Le paure sulla Grecia sono state, sin da prima della ristrutturazione, basate su due esiti:

  • il caos economico;
  • e la possibile uscita dall’EUR.

Sul caos economico c’è stato un importante intervento monetario della BCE e dei Governi europei. Si, gli investitori privati, banche e/o investitori diretti, sono stati adeguatamente “strizzati”, ma nell’europa in cui nessun politico conosce la parola “efficienza”, non ci si deve scandalizzare più di tanto. ma sulla seconda parte, ho notato con un sorriso che non se n’è più parlato.

Da una parte i Greci non vogliono uscire dall’euro, neanche chi ha votato Tsipras, dall’altra parte c’è un po’ di “paura del contagio”. Inoltre, il trend della politica europea è verso un controllo delle opinioni, invece del controllo dei costi, quindi non si esternano i problemi: gli elettori sono una banda di minorati che può agire solo sotto la supervisione di un adulto. Difatti, se avessi preso 10 euro per ogni appello all’ottimismo, spiegazione che il problema è di “insufficienza della domanda privata”, ed invettiva contro la gufaggine, rimborserei io il debito greco. da solo.

Dato però che all’epoca della prima ristrutturazione se ne parlò (e tanto), posso perlomeno dilungarmi sulle balzane idee sentite all’epoca, e sulle difficoltà di una simile scelta.

Esco dall’Euro, ma come?

Da quando ha cominciato ad affermarsi Syriza, i Greci hanno tolto dal sistema bancario 15 miliardi di Eur…. di Contanti! possiamo quindi tranquillizzare il direttore Generale di Banca d’Italia, Ignazio Visco: sappiamo dove sono andate le banconote da 500 EUR che, a sua detta gli Italiani non desiderano. Chiaro, i Greci non le ottengono dai Bancomat di fronte ai quali fanno la coda ma gli sportelli di cassa fanno affaroni. Fra le lacrime, ma li fanno.

Difatti, l’ Euro ha due problemi per i movimenti populisti:

  • non è emesso solo dal paese che lo vede come un cappio, quindi…
  • non muore se perde il corso legale in un paese aderente.

Nei trattati istitutivi, prima ancora che l’euro nascesse infatti c’era un intento ovvio nel sogno Europeo: la libera circolazione dei beni, e delle persone. Per uscire con dei vantaggi, la Grecia, o dopodomani l’Italia, dovrebbe sopprimere tutti e due, possibilmente prima che i cittadini subodorino qualcosa.

Dato che l’eventualità mi è stata sottoposta più volte, faccio lo stesso esempio che faccio sempre. Varoufakis torna venerdì in ufficio ad Atene e sbotta con la segretaria: ” sta Troika mi ha veramente rotto, usciamo! fuori dall’Euro!”. Ma la segretaria, con pazienza, gli dice: ” certo caro. Ti ricordi che mi hai portato via dall’università dell’Essex per venire a lavorare qua con te? Beh, io ho ancora un conto a Colchester, ed ho nel dossier una Euro obbligazione Goldman sachs in EUR, che ho anche alla banca qua sotto. Cosa mi succede lunedì?”

Aiutiamo la vecchina da buoni Boy Scouts:

  1. l’emittente è americano,
  2. i conti sono uno sotto il diritto anglosassone ed uno sotto il diritto greco,
  3. la depositaria è probabilmente in Belgio (Clearstream),
  4. la depositaria greca non è la banca della vecchina.

L’americano paga EUR, dato che è obbligato dal prospetto. la depositaria belga manda Euri a tutti i detentori. in qualche modo, Varoufakis può prendere gli Euri che arrivano in grecia e dare Dracme se l’intestatario del conto è fiscalmente residente in Grecia, ma la vecchina, se non blocco tutti i flussi da e verso l’estero, semplicemente sposterà tutta la sua ricchezza finanziaria all’estero, preferibilmente verso ordinamenti in cui la solidità normativa dello stato non ammette soprusi al diritto, tipo che soldi strappati in forza di leggi incostituzionali non vengono restituiti. Dato che la prudenza finanziaria, come la rosolia, è contagiosa, dopo i Greci anche gli italiani sarebbero incentivati a tenere tutta la propria ricchezza finanziaria in Inghilterra: in fondo, se ci fosse un secondo provvedimento Amato di esproprio dei saldi di conto corrente, sarebbe facile farlo qua, ma difficile convincere la Regina a farlo in inghilterra. In fondo, la corte costituzionale ha inprovvidamente affermato un principio: l’unico modo di avere ragione all’atto pratico su questioni di soldi con lo stato è non darglieli, se no “passata la festa, gabbato lo santo”.

Quindi ora la nostra vecchina ha il conto ordinario in Grecia, e la propria ricchezza finanziaria fuori, avendo trasferito tutti i titoli e larga parte dei soldi. Naturalmente compilerà l’equivalente greco del quadro RW, ma la cosa non ha grande importanza, dato che ci sono due modi di riunire il denaro e le persone: o torna il denaro, o va via la persona. E la fuga dei produttori sarebbe enorme: professionisti, imprese, e quant’altro, salirebbero sui traghetti ed andrebbero. Naturalmente, dato che i governi che non sanno da dove viene il prodotto interno lordo tassano i patrimoni, più un imprenditore ha problemi più è incentivato ad affrettare la fuga: se aspetta rischia solo di più. anzi, gli conviene per quanto possibile indebitare la ditta e scappare con i soldi, farsi dare incentivi statali etc.

Quindi, come per Magia, ecco comparire… Il visto di uscita per i cittadini greci, con assoluto divieto di espatrio per alcune categorie. Non vorrai mica lasciar andare via Mikos Papadoupolos, che fa il chirurgo d’emergenza a Salonicco, o meno che meno il promettente studente di ingegneria di Atene che è stato ammesso al MIT! O sale sui barconi degli immigrati per Lampedusa oppure resta.

Le banconote in EUR non scomparirebbero dalla Grecia, nè si potrebbe impedire a nessuno di detenerle, specialmente agli stranieri: naturalmente si cercherebbe di imperdirgli di portare contante; ma se non sapete il significato della parola greca “fakelaki”, lo imparerete presto. La Grecia andrebbe ad assomigliare all’Est europeo d’antan, con i negozi per stranieri, il mercato nero etc.

E noi, povera italia? Qua si vede perchè Varoufakis non è la scelta sbagliata per Tsipras: mentre allegramente evita verità scomode quando parla ai Greci, non esercita altrettanta discrezione con i partner Europei. Vedi l’indispettita reazione di Padoan quando lui ha detto che l’italia non è messa molto meglio.

Naturalmente, Padoan ha detto “Debito italiano solido e sostenibile. Dichiarazioni @yanisvaroufakis fuori luogo. “Peccato che non sia andato a dirlo alla nostra corte costituzionale di cui sopra: se ne era convinto poteva spezzare una lancia a favore del diritto dei contribuenti opponendosi alla non retroattività. Ma tant’è, forse quel giorno era malato.

L’italia inoltre è già creditore per 42 miliardi di eur nei confronti della Grecia: ogni abbattimento richiederebbe in qualche modo una copertura. Ma tenete conto che il dibattito sul debito greco odierno è una cortina fumogena: difatti…

“Yanis Varoufakis, Greek finance minister, had proposed to European officials that Athens raise €10bn by issuing short-term Treasury bills as “bridge financing” to tide the country over for the next three months while a new bailout is agreed with its eurozone partners.” Financial Times

E qui casca l’asino, diceva Totò: difatti Grecia e Italia non hanno un problema di debito, in questo Varoufakis e Padoan riescono a dire cose opposte ed avere entrambi ragione. E’ un problema di fabbisogno: entrambi i paese spendono troppo e male (soprattutto troppo), al livello di caos di tassazione che hanno gli aumenti di tasse riducono il gettito, ed hanno bisogno di soldi non per rinnovare il debito in scadenza, ma per farne di nuovo. Il litigio difatti nasce quando si dicono le parole scritte nell’anello del Male della Mordor di Bruxelles…

Aggiornamento

Si è parlato molto da parte greca di emettere titoli legati alla crescita del prodotto interno lordo… Per dare un servizio gratis alla collettività, vi dico cosa si aspettano i greci, e cosa invece funzionerebbe (naturalmente, i due non sono parenti).

La grecia si aspetta di emettere titoli la cui cedola sia pari alla crescita reale o nominale del PIL. Nominale va meglio, perchè se arriva la deflazione pago meno. Idealmente, dato che sono ingordo, voglio pagare il minore dei due dati, e possibilmente portarmi dietro perdite, ad esempio se quest’anno il PIL fa -3%, per pagare una cedola l’anno prossimo deve fare almeno qualcosa in più del 3%, e pago solo la differenza. Ad esempio, se fa +4% la cedola sarebbe 1%.

Gli altri paesi vogliono una cedola fissa “vera”; è già di favore la cedola attuale, ma non è “politico” dirlo: si ammetterebbe che tramite la BCE tutti i peccati di questa generazione sono trasmessi a quelle dopo.

Ma c’è una soluzione, anzi ce ne sono due: entrambe legano le cedole al PIL.

La soluzione #1, del mio socio e collega, è una total accrual redemption note. La Grecia paga al massimo un certo ammontare di cedole, sempre pari al Pil. Quando la somma delle cedole pagate raggiunge un valore predeterminato, ad esempio 20% del nominale, il titolo rimborsa. La Grecia potrebbe pagare zero per molto tempo, e quindi avrebbe spazio economico e tempo per ristrutturare. Se sbaglia, da il giro ma fra molto tempo. Problema? incentiva la grecia a non crescere per non pagare.

La soluzione #2 è la mia: le scadenze sono quelle esistenti, ma la cedola annua è di (10% – 2 x PIL%). Se il PIL reale della grecia sale niente la cedola è punitiva, ma se va bene, può anche essere zero. E un paese con grosse inefficienze fa in fretta a migliorare… Un momento! Angela! Ho un idea per te, se pensi di aiutare l’Italia!

Frau Merkel!!!

Giovanni Ponzetto
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Giovanni Ponzetto

Socio in Tokos
Si occupa dal 1988 di investimenti finanziari.
Ha lavorato come gestore per primari gruppi finanziari e assicurativi.
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