Torino, giugno 2016

Un aumento… (non tanto) Popolare!

Si conclude oggi l’aumento di capitale del Banco Popolare. L’operazione di rafforzamento dell’istituto ha portato denaro fresco degli azionisti nelle casse della banca per poco meno di un miliardo di euro; questa iniezione di capitale di rischio è stata necessaria in vista della fusione fra il Banco e la Banca Popolare di Milano.
Ora il Banco Popolare è pronto alle nozze: i suoi livelli di copertura sui crediti in sofferenza (non performing loan) possono essere adeguati a quelli della Popolare di Milano, e innalzarti al 55% dei crediti deteriorati.
Ma la situazione industriale non è ancora rosea: qualche numero aiuterà a capire meglio.
Il Banco Popolare ha crediti inesigibili per circa 11 miliardi di euro; è probabile che dopo l’aumento di capitale svaluterà ulteriormente questi crediti nel proprio bilancio, portando la cifra di stima di recupero di questi crediti a circa 5 miliardi di euro, in linea con le valutazioni della Popolare di Milano, che è più piccola e ha NPL per circa 3,5 miliardi di euro e una stima di recovery di circa 1,5 miliardi.
Ma quanto valgono questi crediti deteriorati? Le due banche che si sposano li valuteranno circa il 45% (ho prestato 100, riuscirò a farmi restituire 45), mentre già ora Unicredit li prezza 37, e ancora meno Monte dei Paschi; le famigerate quattro banche “salvate” a novembre 2015 li hanno prezzati 17 (!), mentre la Popolare di Vicenza li ha valutati 20, con perdite a bilancio che, di fatto, hanno azzerato il valore delle azioni prima dell’intervento del Fondo Atlante.
Ma anche dal punto di vista industriale potrebbero esserci delle difficoltà; il management del Banco Popolare stima risparmi per la fusione per poco meno di 500 milioni di euro l’anno, e una riduzione del numero degli sportelli da 2400 a meno di 2000, con “licenziamenti volontari” per 1800 dipendenti e “ricollocamento” per circa altri 2600.
Il buon senso porta a essere più prudenti; è possibile che la gestione degli esuberi costi tra i 400 e i 500 milioni di euro per anno per i prossimi tre-quattro anni (a meno che non si voglia credere che alcune migliaia di dipendenti delle banche si mettano in coda per licenziarsi, altro che sinergie e risparmi!), e anche la riduzione degli sportelli potrebbe portare con sé anche una marcata riduzione della clientela, e quindi dei ricavi.
Incertezza sull’effettiva valutazione dei crediti deteriorati e piano industriale molto vago hanno pesato sui prezzi; il Banco Popolare ha perso più del 50% del suo valore di borsa da aprile, e poco meglio ha fatto la Banca popolare di Milano.
E’ difficile però pensare che ad alimentare i ribassi siano state solo vendite di azionisti emotivi, o di fantomatici speculatori; la situazione del nascente gruppo bancario non si può certo considerare rosea per un investimento di capitale.

Marco Vinciguerra

Marco Vinciguerra

Socio in Tokos
Esperto di obbligazioni, ha gestito fondi comuni e portafogli assicurativi e previdenziali. Dal 2000 è consulente per gli investimenti di clienti privati e istituzionali.
Marco Vinciguerra

Ultimi articoli di Marco Vinciguerra (vedi tutti)

Condividi
Condividi via e-mail










Invia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta