Torino, agosto 2017

USA: crolla il mito dell’inflazione al 2%

Nella recente intervista datata 14 agosto dell’AP (Associated Press, agenzia di stampa internazionale, con sede negli Stati Uniti d’America) William Dudley, presidente della FED (banca centrale degli Stati Uniti d’America) di New York ha asserito:

“Inflation is low, it actually might be a good thing”

Ovvero: l’inflazione è bassa, al momento attuale potrebbe essere una buona cosa.

Ma come? E allora tutti i miliardi di dollari utilizzati dalla FED in questi anni per riportare l’inflazione verso il famigerato target del 2% non sono serviti a nulla?

Una delle voci più influenti del FOMC (Federal Open Markets Committee – Comitato federale del mercato aperto: organismo della Federal Reserve incaricato di sorvegliare le operazioni di mercato aperto negli Stati Uniti e principale strumento di politica monetaria) ha realmente cambiato le carte in tavola?

Il QE negli USA iniziò nel marzo 2009 e fu pensato per creare il cosiddetto “wealth effect” (effetto ricchezza) come l’allora presidente della FED Ben Bernanke affermò pubblicamente nel 2010: si pensava, infatti, che le persone si sarebbero arricchite e che una parte della ricchezza si sarebbe riversata nell’economia reale, ovvero che i soldi guadagnati a Wall Street venissero spesi in Main Street.

L’esperimento è riuscito a metà: molti si sono arricchiti ma all’economia reale è arrivato ben poco.

Quindi è stato il momento di voltare pagina:

  • il QE va terminato (fatto!);
  • i tassi di interesse vanno alzati (fatto!);
  • il bilancio della FED, che è arrivato a più di 4.000 miliardi di dollari, va ridotto (a breve!).

E’ successa una cosa bizzarra però negli ultimi tempi. L’acquisto di titoli da parte della FED è terminato a ottobre 2014 e quest’ultima ha alzato i tassi di interesse (dal 2008 fermi allo 0,25%) nel dicembre 2015 (+ 0,25%), nel dicembre 2016 (+ 0,25%), nel marzo 2017 (+ 0,25%) e nel giugno 2017 (+ 0,25%) portandoli nell’attuale forchetta 1% – 1,25%.

E i mercati come hanno reagito a tutto ciò? Hanno fatto esattamente il contrario di cosa la FED si aspettava: togliendo lo stimolo del QE le borse si sarebbero dovute raffreddare… E invece non sono mai state così calienti. E i rendimenti dei Treasury (i Titoli di Stato del governo federale degli Stati Uniti, gli equivalenti dei nostri BTP) sono scesi, invece di salire in seguito all’artificiale rialzo dei tassi operato dalla banca centrale americana.

La FED vuole inasprire la politica monetaria, non alleggerirla ulteriormente come ha interpretato il mercato.

L’alleggerimento del bilancio della FED dovrebbe quindi iniziare a settembre, in questo tutti i membri del FOMC sembrano concordi.

Nell’intervista Dudley ha affermato che il bilancio della FED si alleggerirà di circa 2.000 miliardi di dollari nei prossimi anni: ciò imporrà al mercato l’onere di assorbire i Treasury e i titoli spazzatura garantiti da ipoteca immobiliare, i famigerati titoli subprime che vennero appunto comprati dalla FED in fretta e furia per toglierli dai bilanci delle agonizzanti banche americane e non, accumulati dal 2009 al 2014.

Lui, Dudley, è abbastanza sereno a riguardo perchè afferma “that will probably put some modest upward pressure on long-term yields” (questo potrebbe spingere lievemente al rialzo i rendimenti a lungo termine). Io personalmente lo sono un po’ meno: tutta quella cartaccia piena di cartolarizzazioni non so quanto possa fare bene al mercato obbligazionario. Ma sicuramente sbaglio, d’altronde Dudley è presidente della FED di NY, io no.

E i prossimi rialzi dei tassi di interesse quindi? Vanificati dalla bassa inflazione? Secondo Dudley non necessariamente.

Ecco perchè:

  1. la politica monetaria è ancora molto accomodante;
  2. le condizioni finanziarie sono risultate ulteriormente accomodanti invece di inasprirsi, nonostante l’aumento dei tassi di interesse.

I mercati azionari sono saliti, lo spread di credito si è ristretto e il dollaro si è indebolito: quindi avanti tutta con il rialzo dei tassi.

E il fatto che tutto ciò che la FED ha fatto fin’ora non è servito a inasprire le condizioni finanziarie è un motivo in più per continuare su questa strada. Raddoppiamo gli sforzi, alla faccia delle bassa inflazione.

Un ulteriore rialzo dei tassi sembra quindi probabile per dicembre prossimo.

Il mito quindi dell’inflazione a livelli vicini ma inferiori al 2% quindi… Crolla.

“Inflation is low, it actually might be a good thing” perchè può permettere all’economia di girare a livelli più elevati a parità di risorse utilizzate, permette alla gente di venire assunta, di fare esperienza e alle aziende di arricchire il proprio capitale umano.

Se uno dei più influenti membri del FOMC esprime tali concetti pubblicamente significa che all’interno del comitato stesso queste idee sono già state ampiamente sdoganate.

Con buona pace del target dell’inflazione al 2%.

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Consulente in Tokos
Consulente finanziario, gestore dei portafogli clienti e web manager della società.
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